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Allo scandalo romano nella gestione dei servizi, è seguita, come di consueto, una nuova normativa speciale contro la corruzione. Dalla quale ci si aspettano i miracoli che non verranno.
I recenti fatti di corruzione mostrano invece la “banalità del male” reso possibile dalla connivente violazione delle ordinarie leggi dello Stato. Quella sulla limitazione dell’uso del contante, per esempio. Al massimo 999 euro e poi forme di transazioni economiche tracciabili. Niente “nero”. E le tangenti, allora?
E poi le norme sugli appalti, già di per sé assai garantiste, ma aggirate con largo consenso delle parti interessate (sia a Roma, che in tutto il Paese).
Ed infine, per le cooperative, la revisione periodica obbligatoria che dovrebbe individuare immediatamente le irregolarità nella gestione. Se la revisione viene effettuata veramente… Ma allora di cosa c’è bisogno per combattere e sconfiggere la corruzione? Di applicare, sempre e comunque, le leggi che ci sono già. Quelle normali, che valgono per tutti.
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